Microchip sotto pelle che assolta la loro funzione si decompongono e vengono assimilati dai tessuti interni.
Questa l’idea innovativa di alcuni scienziati: sensori non invasivi da inserire all’interno del corpo per monitorare il nostro stato di salute.

Dispositivi che in tempo reale notificano informazioni sulle condizioni di salute del paziente. Sensori “a orologeria” con l’obiettivo di sviluppare tecniche non invasive di intervento sul corpo umano.
Ecco alcuni dei progetti più avanzati in corso di sviluppo.

Sensori biomedici nell’intestino
Un gruppo di ricercatori del MIT di Boston ha sviluppato un dispositivo delle dimensioni di una pillola, che può tenere sotto controllo i pazienti in regime di assunzione di farmaci. Il sensore riesce a interagire dall’interno delle pareti dello stomaco, monitorando anche il livello dei gas intestinali. L’ente certificatore americano Food and Drug Administration ha già approvato la “pillola digitale” del MIT.
Ha le dimensioni del cappuccio di una penna e contiene alcuni batteri in grado di rilevare un composto chimico nel sangue, per notificarlo su un’app per smartphone.
“Se fossi un cinquantenne e si rendesse necessaria una colonscopia, non preferiresti ingerire solo una piccola pillola?”, si è chiesto Timothy Lu, ingegnere biochimico del MIT.

Sensori biomedici per le lesioni ai tendini
Un infortunio al tendine può essere difficile da superare. I tendini non hanno un importante afflusso di sangue e si cicatrizzano lentamente, anziché generare un tendine nuovo di zecca. Un grave infortunio al tendine di solito richiede un intervento chirurgico per ricucire i tessuti, ed è in quel momento che i ricercatori della Stanford University vorrebbero impiantarvi anche un sensore. Gli scienziati hanno progettato un sensore da impiantare all’interno del corpo, che può aiutare con la terapia fisica, decomponendosi senza rendere necessario un nuovo intervento chirurgico per l’espianto. Il sensore è realizzato con materiali gommosi, lunghi meno di un terzo di un pollice, ed è progettato appositamente per le lesioni dei tendini. Misurando sforzo e pressione, può aiutare i pazienti con i loro programmi di riabilitazione, invitando ad usare più o meno forza nel corso del processo di recupero. Le informazioni vengono inviate allo smartphone e consentono di monitorare lo stato di avanzamento reale e il livello di sforzo più consono.

Sensori biomedici sui denti
I sensori montati sui denti potrebbero invece essere disponibili prima dei sensori da impiantare nello stomaco. Creati dagli ingegneri biochimici della Tufts University, somigliano a dei piccoli adesivi dorati. Hanno tre diversi strati che lavorano insieme, per raccogliere sostanze chimiche dalla saliva. Le informazioni vengono quindi inviate a uno smartphone. Gli scienziati l’hanno testato su alcuni pazienti, scoprendo che il sensore era in grado di rilevare con successo glucosio, alcol e sale. Secondo alcuni studi però il dispositivo biomedico non è comunque abbastanza sensibile per determinare il conteggio delle calorie.

Sensori biomedici per la pressione
Un gruppo di ricercatori dell’Università del Connecticut ha sviluppato un sensore impiantabile, che viene assorbito all’interno dei tessuti interni. Il sensore rileva la pressione e il livello di tensione dei tessuti e delle fibre. Il sensore però è ancora in fase di progettazione.