AAA Skill Digitali Cercasi – Il 42% delle imprese metalmeccaniche non riesce a reperire figure professionali con competenze tecnologiche avanzate, il 45% con competenze tecniche di base e il restante 13% figure professionali con altre specifiche caratteristiche.

Alla luce di questi dati, Federmeccanica lancia la proposta per aumentare l’occupazione in un manifesto in cinque punti che parte dal presupposto di come siano cruciali politiche industriali e formative ad hoc. Anche in vista della legge di Bilancio, nel documento “Più impresa!” si chiede di rendere strutturali i finanziamenti degli investimenti, di ridurre il costo del lavoro, di incentivare l’alternanza scuola-lavoro e di combattere la burocrazia.

“L’obiettivo – spiega il direttore generale Stefano Franchi – è affermare la centralità del manifatturiero ed in particolare della metalmeccanica, motore dell’economia italiana: il settore rappresenta infatti l’8% del PIL, quasi il 50% dell’export nazionale e occupa 1.700.000 lavoratori.
Il 48% delle aziende del comparto non riesce a reperire persone per le competenze necessarie: di conseguenza, occorre incentivare l’alternanza scuola lavoro e l’apprendimento permanente”.

La metalmeccanica produce il 100% dei beni di investimento, attraverso i quali trasferisce tecnologia a tutti i settori e ai diversi rami dell’economia. Per questo Federmeccanica chiede a Governo e Parlamento di potenziare i finanziamenti degli investimenti in macchinari, processi, modelli di business innovativi e nella creazione di competenze funzionali ad Industria 4.0.
Federmeccanica invoca poi maggiore flessibilità per dare alle aziende la possibilità di adattarsi ai cambiamenti.

La flessibilità – fa notare Franchi – non è precarietà. Il 96% dei lavoratori metalmeccanici è a tempo indeterminato e il 40% dei contratti stabili sono trasformazioni di contratti flessibili”.

Gli imprenditori chiedono poi di ridurre il costo del lavoro e di incentivare con detassazione e decontribuzione ogni forma di collegamento tra salari e produttività. Aspetto cruciale è abbattere la burocrazia, che secondo il World Economic Forum è al primo posto tra i fattori problematici per fare impresa in Italia.
“Ci deve essere più attenzione alle nostre imprese – continua Franchi – e l’industria dev’essere al centro del dibattito in ogni occasione”.