L’Intelligenza Artificiale può migliorare i servizi sanitari per la collettività, fornendo informazioni e supportando pazienti e personale. Le macchine, capaci di analizzare rapidamente enormi bacini informativi, potranno identificare sintomi e correlazioni prima e meglio del medico. Ma oltre ai buoni propositi sono necessari investimenti su formazione, ricerca&sviluppo, in modo da formare nuove risorse capaci di essere parte attiva nell’economia della conoscenza.

In Italia nei prossimi anni serviranno oltre 30mila nuovi medici, visti i raggiunti limiti di età dei colleghi dopo anni di blocco strutturale delle assunzioni per limitare la spesa sanitaria. L’Italia ha un bacino di medici di base con età media elevata, non formati sulle tecnologie più innovative e poco propenso al cambiamento.

In UK, l’NHS sta affrontando una seria crisi dello staff dovuta agli effetti della Brexit e al basso livello delle retribuzioni (i dati mostrano come quasi 4mila infermieri europei hanno lasciato la professione in UK tra il 2017 e il 2018 e che allo stato attuale ci sono oltre 2 mila posizioni aperte). Una fuga delle risorse migliori.

In tutta Europa, l’aumento dell’età media sta richiedendo un livello sempre maggiore di assistenza, un numero crescente di infermieri e operatori sanitari (care workers). Dati statistici mostrano come entro il 2035 la domanda di assistenza sanitaria domiciliare raddoppierà in tutto il Continente, con sensibile aumento dei costi per i servizi sanitari nazionali.

In Giappone si attende una riduzione dei “caregivers” di 370 mila unità entro il 2025, così circa 5 mila case di cura nel paese stanno già testando robot di vario tipo per sostituire o integrare il lavoro degli insufficienti operatori sanitari.

L’Istituto di Ricerca Carlo Cattaneo, analizzando dati Istat, evidenzia come la popolazione italiana stia invecchiando. Per la prima volta dal 1861, il 2018 è stato l’anno in cui gli over 60 (28,7% della popolazione) sono più degli under 30 (solo il 28,4% della popolazione), con una percentuale di 0-14 anni del 13.3% (penultima in Europa).

In questo contesto come non chiedersi se l’introduzione di dispositivi tecnologicamente avanzati e di nuove metodologie di prevenzione possa cambiare le modalità di interazione con il proprio operatore sanitario? La tecnologia potrà essere determinante in questo scenario di crisi?

Certo, è difficile pensare a un futuro del genere. È difficile immaginare la Signora Maria che interagisce con un Pepper nella reception di un medico di base, o un pronto soccorso in cui gli agitati parenti dell’assistito interagiscono con la voce pacata di un motore di intelligenza artificiale. Guardando certe aree del nostro servizio sanitario, l’idea di adottare soluzioni futuristiche sembra ancora distante anni luce, eppure AI e Machine Learning, applicate ai dati raccolti, stanno sempre più trovando spazio nelle nostre vite.

Se sfruttata e implementata l’AI potrà migliorare i servizi per la salute di tutta la collettività, fornendo informazioni e supportando pazienti e personale sanitario.
La possibilità di unire conoscenza, preparazione ed esperienza del medico al supporto analitico ottenuto con il Machine Learning, permette di migliorare il processo diagnostico e decisionale, pervenendo ad una maggiore accuratezza, qualità dei servizi sanitari e migliori livelli di assistenza.

Mentre il professionista non potrà che rimanere il soggetto che finalizzerà tutti i processi rilevanti di decisione terapeutica (anche per un chiaro profilo di responsabilità legale), le macchine, capaci di analizzare rapidamente enormi bacini informativi, potranno identificare sintomi, correlazioni e interazioni molto prima e in modo più accurato di quanto possa fare il singolo medico, favorendo una maggiore prevenzione e un tempestivo intervento.
Parallelamente, i sistemi sanitari nazionali, costantemente sotto pressione e con tempi di attesa molto lunghi, potranno vedere migliorare le loro performance grazie all’AI, che potrà effettuare attività di routine permettendo ai medici di focalizzarsi sulla cura e sulla prevenzione.

Nelle aree depresse del mondo, l’AI potrà permettere di estendere le prestazioni sanitarie di qualità alle aree più povere e rurali, adeguando standard e livelli di assistenza.
Ancor maggiore potrà essere il contributo di queste tecnologie nella comprensione e diagnosi di malattie rare, i cui trigger sono spesso poco noti e poco prevedibili.

Il settore dell’healthcare è già disegnato attorno a numerosi dati, dai dati del paziente ai dati di consumo di farmaci. Serve solo iniziare ad usarli con criterio.

I problemi dei sistemi sanitari europei sono complessi e non tutto potrà essere risolto dalla tecnologia. Tuttavia già oggi esistono tecnologie abilitanti che possono ridurre la pressione sugli operatori sanitari aumentando la focalizzazione sulla cura e l’assistenza dei pazienti.

Paura e scetticismo sono legittimi, ma i benefici potenziali sono enormi.